. CNA propone un intervento urgente di modifica della normativa sugli appalti pubblici

La priorità è aprire il mercato alle piccole imprese,

A due anni dalla riforma del Codice degli appalti, la priorità è aprire il mercato alle piccole imprese, perché le gare e i lotti sono fuori dalla loro portata.

Lo afferma Monica Pavan Portavoce di CNA Costruzioni Rovigo che sottolinea come la riforma degli appalti abbia mancato il bersaglio politico e strategico di: aprire la strada alle piccole e medie imprese, ridurre gli oneri a carico delle imprese, favorire la semplificazione e la trasparenza, come chiedeva l’Europa

Dopo una prima fase caratterizzata da molte incertezze operative – sottolinea la Portavoce di CNA Costruzioni Rovigo – che hanno contribuito a determinare una caduta del mercato degli appalti pubblici nel 2016, a partire dal secondo quadrimestre del 2017 si è manifestata una leggera ripresa come evidenziato dal numero dei Codici identificativi di gara assegnati.

Ciò emerge da un report predisposto da CNA dal quale emerge che relativamente ai settori la crescita più significativa del numero degli appalti   riguardi il settore delle forniture, in misura inferiore quello dei servizi, più contenuto quello per i lavori, accanto al fatto, però, che si registra un costante aumento degli importi a base d’asta che, inevitabilmente, tendono ad emarginare le micro e piccole imprese.Una dinamica – commenta Monica Pavan – che deriva inequivocabilmente dalla riduzione e dall’accorpamento delle stazioni appaltanti, generando una concentrazione dell’offerta, danneggiando le imprese di minori dimensioni e contraddicendo uno dei principali fondamenti delle Direttive europee e degli obiettivi della normativa.

Altro elemento significativo deriva dall’aumento dei valori medi dei lotti; nel 2011 il valore medio dei lotti a livello nazionale era di circa 601.000 euro, oggi supera il milione: un aumento del 68,5% a cui si accompagna il fatto che le stazioni appaltanti verifichino tra i requisiti per la partecipazione anche quello del fatturato richiedendo di solito il doppio del valore dell’appalto.

Ciò significa che il mercato degli appalti pubblici è riservato a meno del 5% delle imprese italiane

Tutto ciò avviene – sottolinea la Portavoce di CNA Costruzioni Rovigo – nonostante il nuovo codice, all’articolo 51, incoraggi le stazioni appaltanti a suddividere in lotti i grandi appalti, in modo che l’entità dei singoli contratti corrisponda meglio alle capacità delle imprese ed in evidente contraddizione con i principi delle libera concorrenza.

E’ da evidenziare, inoltre, come dall’analisi statistica del Consiglio di Stato pubblicata a fine 2017, emerga il fatto di come le procedure di maggior importo siano anche quelle più contestate.

Una ulteriore considerazione riguarda alcune tipologie di appalto per le quali la centralizzazione degli acquisti rischia di penalizzare le economie locali, specie in ambiti in cui è evidente la necessità di una prossimità territoriale e di conseguenza un maggiore coinvolgimento delle piccole imprese locali, anche perché la procedura negoziata è poco attivata dalle stazioni appaltanti.

 

E’ necessario, quindi – dichiara Monica Pavan – che il Governo ed il Parlamento intervengano per individuare delle soluzioni normative che rendano la suddivisione in lotti pressoché obbligatoria, eliminando, al contempo, ogni riferimento al lotto funzionale e al lotto prestazionale e dall’altro prevedendo l’obbligo della suddivisione in lotti come, peraltro, previsto dalla normativa della provincia di Trento che ha reso molto più stringenti per le stazioni appaltanti tale obbligo.

Un esempio – conclude Monica Pavan – che andrebbe imitato se si vuole evitare, come già altre volte denunciato per appalti aggiudicati anche nel nostro territorio, che le imprese artigiane e PMI siano costrette a lavorare esclusivamente attraverso sub appalti concessi da imprese più strutturate, ma con margini risibili o peggio a sottocosto pur di lavorare.