. La questione Tari tocca anche le imprese

Masarà: "Sono particolarmente penalizzate le imprese del settore produttivo"

L’applicazione della TARI continua ad essere al centro dell’attenzione a causa di una normativa nazionale che mantiene aspetti nebulosi rispetto ai quali le uniche certezze sono i costi che le imprese per far fronte allo smaltimento dei rifiuti, in molti casi, sono costrette a pagare a pagare due volte: la prima rivolgendosi ad aziende specializzate per lo smaltimento dei rifiuti speciali quindi pagando la Tari.

Lo afferma Lorenzo Masarà - Vice Presidente di CNA Rovigo - il quale sottolinea che al di là dei chiarimenti che qualche Comune sta fornendo in questi giorni relativamente all’applicazione della quota variabile delle utenze domestiche relative alla pertinenza, il problema rimane per le utenze non domestiche, quelle relative alle attività economiche, considerato che la Tassa sui rifiuti dovrebbe corrispondere ad un servizio che va dalla raccolta allo smaltimento ma che di fatto diventa per le imprese una patrimoniale perché la base di calcolo è la superficie dell’immobile suscettibile di produrre rifiuti, senza tenere conto della quantità e qualità di rifiuti realmente prodotti.

Di fatto, nella applicazione della tariffa non si tiene conto, se non solo in parte, attraverso un meccanismo di detassazione, previsto dai regolamenti comunali, dei rifiuti speciali che le aziende producono e che per legge devono smaltire in modo autonomo, sostenendo i costi di raccolta e smaltimento affidati ad aziende specializzate.

Particolarmente penalizzate – commenta il Vice Presidente di CNA – sono le imprese che operano nel settore produttivo (meccanica, chimica, plastica), le officine di autoriparazione, le imprese dell’alimentare, i ristoranti, le pizzerie.

Altro elemento di negatività è dato dal fatto che non esiste un meccanismo uguale per tutti i Comuni nell’applicazione della Tari e nella detassazione per le imprese, ogni Comune ha regole diverse, quindi in Polesine vi sono 50 modi di applicazione della tassa.

E’ da ricordare - sottolinea Lorenzo Masarà - che quando venne istituita la Tari fu stabilito un principio normativo di carattere generale secondo il quale per determinare la superficie su cui calcolare la tassa non andavano considerate le superfici dove si formano, in modo continuativo e prevalente, rispetto agli urbani, rifiuti speciali che l’azienda deve smaltire a sue spese.

Insomma non solo le aziende pagano due volte lo smaltimento dei rifiuti, ma finiscono a dover affrontare regole diverse per territorio, per cui succede che imprese che svolgono la medesima attività all’interno di un edificio delle stesse dimensioni e con le stesse destinazioni, siano soggette ad un livello di tassazione sui rifiuti diverso a seconda del Comune in cui è situato l’immobile.

Per quanto riguarda, infine, il Comune di Rovigo – conclude Lorenzo Masarà – ci auguriamo che l’avvio della raccolta differenziata, il progetto di separazione nei bar e negli esercizi pubblici del centro storico che somministrano cibo , l’affrontare per tempo rispetto al 2018  l’applicazione  della Tari per le attività economiche che producono rifiuti speciali, possano incidere nella applicazione della tariffa , tra le più alte del Veneto , concorrendo a creare un ambiente competitivo per le imprese.